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l'antica via consolare

Nel territorio del Comune di Posta imponenti sono i resti del tratto della Via Salaria costruita in età romana.

La Salaria, l’antica “via del sale”, così definita dagli storici Stradone e Plinio, in quanto serviva per trasportare a Roma il sale dal mare, è la più antica via consolare romana. Essa è legata ad innumerevoli fatti storici: fu percorsa dai Galli prima di entrare a Roma; Annibale alla testa di 2000 soldati a cavallo, la percorse per raggiungere Roma; inoltre servì ai Romani per soggiogare Sabini e Piceni.

La costruzione della Salaria all’altezza delle “Gole del Velino”, fu particolarmente complessa e qui ancora oggi sono visibili le opere realizzate per il superamento degli ostacoli naturali, poiché la vallata si chiudeva senza possibilità di passaggi: quel punto fu chiamato “Sigillum”.

Superate le “Gole del Velino” le difficoltà diminuirono e si procedette con più celerità nella piana che conduceva a Falacrine, luogo di origine della famiglia Flavia, alla quale appartennero gli imperatori Vespasiano, Tito e Diocleziano.

Molta parte del basolato e delle opere d’arte dell’antica via sono andate distrutte o risono interrate in epoche più o meno recenti, tanto ad opera dell’uomo, quanto ad opera di eventi naturali.

I resti più importanti sono a monte di Antrodoco e prima di Posta, in uno dei tratti più angusti della Valle del Velino. Grandi tagliate per costruire la sede stradale, spesso protetta a valle da sostruzioni in opera poligonale di III maniera, furono compiute nelle pareti rocciose a strapiombo sul fiume Velino. Tra le più importanti è la tagliata effettuata in località “Masso dell’Orso”, una quarantina di metri più in alto dell’attuale piano stradale.

Un’altra grande tagliata è a monte del Masso dell’Orso, in località “Strambo del Palatino”.

Altri tratti della Salaria sono visibili lungo il tracciato, abbandonato recentemente, della Salaria moderna. Altri ancora sono rinvenuti subito dopo l’abitato di Sigillo e prima di Posta, ai quali si accede per mezzo di un ponticello medievale. Qui in località Vene Rosse il taglio è lungo ben 180 m ed alto in alcuni punti poco meno di una ventina di metri. Lavori tanto imponenti che, a livello di credenza popolare, si è ritenuto che il lavoro fosse stato compiuto in una notte con arte diabolica da Cecco d’Ascoli, ben noto medico, astrologo ed erudito trecentesco, arso vivo per negromanzia nel 1327.

Altri invece vogliono che le tagliate siano state compiute dal conte palatino Orlando, ed infatti nello strambo a lui dedicato viene individuata in una incavatura della roccia, l’orma del suo piede.

cippo del 69° Miliario

 

  

colonna m 1,85 di altezza, base cubica di

m.0,95 x 0,95 x 0,55

 serviva per riposare e salire meglio a cavallo

segnava anche che si era giunti a metà del percorso tra Roma e l'Adriatico

 

Luoghi da scoprire:

 

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