L'antica Via Salaria

La Via Salaria, la più antica strada consolare romana, collega Roma al Mare Mediterraneo attraversando le impervie Gole del Velino nel territorio del Comune di Posta. Per superare questo passaggio, i Romani adottarono soluzioni ingegnose con cui oltrepassarono alti strapiombi a picco sul fiume e strettissimi passaggi tra dure e spigolose rocce.
Per questo qui si trovano importanti reperti che destano stupore e ammirazione.

La maggior parte dei resti si trovano sulla costa della montagna, altri sono facilmente visibili dalla strada.

masso orsoPercorrendo la vecchia SS4 dietro la galleria al km 105 della Nuova SS4, si ammira sulla sinistra una grande parete, chiamata Masso dell'Orso, perfettamente perpendicolare scolpita a mano di ben 30 metri di altezza e 20 di lunghezza. Al centro è visibile un incasso rettangolare di 1,15x1,85 mt con 9 fori laterali che servivano per trattenere una lapide e 3 più grandi che probabilmente reggevano una mensola. La lapide, andata perduta, commemorava presumibilmente i lavori di manutenzione della via. Al fianco di questo incasso c'è una nicchia con timpano di notevoli proporzioni che doveva ospitare l'immagine di una divinità a protezione dei passanti. Sotto la parete la strada si allargava in un piazzale di circa 7 metri sorretto a valle da un imponente muraglione in opera poligonale, di cui oggi ne sono visibili una dozzina di metri, composto da massi enormi perfettamente combacianti.

salariaPiù avanti è ben visibile il “Miglio” ovvero una pietra miliare romana di dimensioni notevoli che indicava il 69° miglio da Roma, ovvero la metà strada dell’intero percorso da Roma al Mare Adriatico. La pietra, di forma cilindrica, poggia su di una base quadrata larga quasi un metro e l'altezza totale del cippo miliare è di 2,30 metri. Le misure eccezionali stanno proprio a evidenziare la grandiosità del luogo.

Più avanti, nel cosidetto Strambo del Paladino, si scorge un altro bellissimo tratto della via rimasto intatto e ben conservato. Si tratta di un muraglione grandioso, in pietre poligonali gigantesche, lungo circa 38 metri e alto quasi 5.

Lungo tutto questo tratto, sulla costa della montagna , sono presenti ma nascoste dalla vegetazione, altre tagliate di roccia e tratti stradali ben distinguibili.

chiavicottoIn prossimità di Sigillo sono invece visibili due “chiavicotti” incassati in un muro che facevano scolare l'acqua dalla montagna al disotto della strada, e il cosiddetto Ponte Romano. In realtà l'attuale ponte è un rifacimento dell'originale eseguito a fine '800 dall'allora famoso ing. Carlo Waldis.

Proseguendo sulla strada sono sempre visibili sulla sinistra tratti di muretto appartenenti all’antica Via.

In località Vene Rosse del Diavolo sono presenti altre tagliate di roccia a strapiombo eseguite per far passare la strada. Il nome del luogo è dato dalla particolare conformazione di queste rocce, di colore rossastro striato e dalla leggenda ad esse legata. Nel Medioevo tale opera pareva talmente ardita che fu attribuita a Cecco d'Ascoli, noto medico, astrologo ed erudito del tempo, che l'avrebbe realizzata in una sola notte con l'aiuto del diavolo. Cecco d'Ascoli morì nel 1327 sul rogo come eretico! 

Altri resti della Via Salaria sono visibili sotto al cimitero di Posta, prima della chiesa di San Felice dove grosse pietre squadrate delimitavano il ciglio della strada.

ponte romano

 

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