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cenni storici

 

 

L’abitato di Posta rientra anch’esso tra gli insediamenti che furono ristrutturati e fondati durante il periodo angioino sulla frontiera settentrionale del regno napoletano, subito dopo la distruzione del Castello di Machilone.

La fondazione del Castello è destinata a restare nell’ombra. La prima citazione, molto tarda, risale al 1150-1156, al cosiddetto “Catalogus Baronum”, fatto redigere dal re normanno Guglielmo II° per registrare le prestazioni militari dovute dai suoi feudatari. Il castello risultava essere un suffeudo di Teodino da Collimento, del valore di sette militi, detenuto in comune e pro indiviso dall’omonima consorteria.

In servizio, invece, i consorti possedevano parte delle terre Camponesche (corrispondenti all’attuale alta Valle del Velino e dell’Amatriciano) feudo del valore di un milite. A sua volta Gentile di Berarduccio possedeva a Machilone un suffeudo del valore di un  milite da parte di Berardo da Collimento, cugino di Teodino.

La consorteria dei Machilonenses, grazie anche alla sua coesione, alla solidarietà familiare ed al fatto di controllare un importante passo lungo la Salaria, dal quale si diramavano due diverticoli, uno che conduceva verso l’alta Valle dell’Aterno, l’altro che, a sua volta, discendendo la Val Carpineto, collegava la Salaria con lo Spoletino, svolse un ruolo di un certo rilievo nell’ambito dei nuovi equilibri di potere che si erano formati sullo scorcio del secolo XII lungo la frontiera settentrionale del regno. Lo stemperarsi, infatti, delle frizioni militari aveva contribuito alla ridefinizione degli assetti del potere locale lungo la frontiera. La gerarchia fondata dai feudatari in capite si era gradualmente dissolta, salvo alcuni gruppi parentali che erano riusciti ad organizzare  un nucleo maggiormente compatto di castelli e di villaggi, come i da Lavareta o i da Poppleto.

I Machilonenses, con la struttura familiare unitaria che denunciava un’origine longobarda, si schierarono compatti in campo imperiale ed un loro esponente, Rainaldo, diventò un importante funzionario di Federico II°. Nel gennaio del 1239, fu infatti il primo podestà di Viterbo, nel febbraio vicario e capitano imperiale di Savona, nel 1245 podestà di Pisa. Nel 1246 di Cremona.

La vittoria angioina comportò per i nobili della consorteria, almeno inizialmente, un rigido controllo militare tanto che re Carlo nominò nel 1271 capitano di Machilone Geraldo da Marsiglia.

Dopo la conquista del regno, re Carlo I° organizzò un sistema di controllo diretto della frontiera, proseguendo nella politica delineata dallo stesso Federico II°, che poteva essere varcata soltanto ed esclusivamente attraverso alcuni “passi” predefiniti. Passi controllati da una vera e propria polizia di frontiera che doveva garantire anche il transito di mercanti e di merci, oltre alla sicurezza lungo le strade per prevenire fenomeni di banditismo, con particolare attenzione al tratto della Salaria tra Machilone e Rieti.

I baroni di Machilone avevano preferito sottomettersi a Rieti, per evitare di subire il tentativo del comune aquilano di estendere la sua influenza sulla Valle del Velino. Nel 1286, infatti, il comune di Rieti e la comunità di Machilone stipularono un patto che prevedeva che i reatini inviassero un rettore o capitano al salario consueto e che i Machilonenses inviassero un palio a Rieti per la festa di S. Maria a settembre, in segno di sottomissione al comune reatino.

Da sottolineare come la sottomissione di Machilone a Rieti sia avvenuta all’indomani di una fase critica per il regno di Napoli derivata dalla sconfitta subita da Carlo II° d’Angiò da parte aragonese e della sua cattura.

La reazione, anche se tardiva, da parte angioina si manifestò in una politica mirata a facilitare la destrutturazione del territorio di Machilone e la mossa vincente fu autorizzare i vassalli a fondare una “comunantia” non lontana dall’insediamento fortificato.

La prima notizia che riguarda il nuovo insediamento risale al 26 marzo del 1299, quando nella stessa Posta i cittadini, convocati in pubblico parlamento, diedero facoltà a Gentile di Leonardo di raggiungere un accordo con il sindaco eletto dai leonessani sui confini dei rispettivi territori e di promettere di rispettare i cittadini di Leonessa nel possesso della villa di Santogna. Accordo che fu definito e ratificato il 26 aprile successivo. La fondazione dovrebbero risalire, dunque, al 1298.

Nel nuovo abitato si riunirono parte degli abitanti di Machilone, Borbona, Laculo, Sigillo, Lotonero, Petrapiede, del mercato di Machilone, Favischio, Santogna e Bacugno.

Gli aquilani, su incarico regio, assediarono da giugno a settembre del 1299 l’indebolita consorteria di Machilone per poi incendiare e diroccare il Castello.

Nel 1301 venne ratificato, da Carlo II, un accordo tra gli aquilani e i nobili di Machilone che tra l’altro prevedeva l’impossibilità in futuro di costruire alcun edificio, fortificato o meno, sul monte dove sorgeva Machilone, mentre i nobili conservavano i demani ed i diritti che possedevano al di sotto del massimo declivio.

Il primo agglomerato urbano di Posta si formò attorno al preesistente Convento Francescano su di un’altura contrapposta al Monte Machilonese, in seguito si costituì un nuovo borgo nella zona pedemontana, lungo la Salaria, dove già si ergeva la Chiesa di S. Felice, che ospitò i pellegrini del I° Giubileo indetto da Papa Bonifacio VIII.

Nel XIV secolo Posta fu coinvolta nella lotta tra la fazione guelfa, con la potente famiglia dei Camponeschi che dominerà per anni nella zona, e gli avversari della parte ghibellina della città dell’Aquila.

Nelle lotte di fine secolo Posta parteggiò per il Papato contro il Regno di Napoli. Agli inizi del XVI secolo fu coinvolta nel contesto della guerra tra Luigi XII di Francia e le armate di Carlo V di Spagna.

Nel 1572 il feudo fu acquistato dall’arciduchessa Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V, che in seconde nozze sposò Alessandro Farnese.

Il 2 febbraio 1703 un violentissimo sisma rase al suolo il paese. Con l’avvento dei Borboni, Posta divenne feudo della corte napoletana ed in tale “status” restò fino all’abrogazione dell’istituto feudale (2 agosto 1806), quando divenne libero comune.

Nel 1798 gli Apositani (da Apposita, dal suo nome originario) si ribellarono all’occupazione francese e, con l’aiuto delle genti limitrofe, obbligarono gli invasori alla ritirata. Nel 1806, regnando Gioacchino Murat, Posta fu capoluogo amministrativo del circondario, con Borbona e Cittareale, e sede di Pretura.

Nel 1817 si ebbe la restaurazione della Monarchia Borbonica; di lì a qualche anno ebbero inizio i primi moti carbonari con interventi repressivi dei borboni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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