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Modulistica ripristino agibilità edifici

Modulistica ripristino agibilità edifici

Al fine di revocare l’ordinanza di inagibilità emessa dal Comune di Posta a seguito del sopralluogo FAST/AEDES, il direttore dei lavori deve presen...

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Sabato, 08 Agosto 2015 13:14

La croce processionale

Questa piccola croce processionale, conservata oggi nel Museo Civico di Rieti, proviene dalla chiesa di S. Francesco a Posta.[1] Dipinta a tempera su fondo oro, è attribuita [2] al Maestro di Fossa. [3]

Sul retro della croce campeggia la figura del "Cristo Crocifisso morente" tra la Madonna Addolorata, di cui resta solo un frammento, e S. Giovanni Evangelista. In alto domina la figura di Dio Padre, anch'essa molto frammentaria; in basso sono stati ricavati degli incassi rotondi per le reliquie.

Sul verso, la figura del "Cristo Crocifisso morto" è posta invece tra S.Francesco d'Assisie un altro Santo, di cui rimane solo un piccolo frammento, identificato da F. Palmegiani nel 1932 come un Santo Vescovo poiché regge un libro e un pastorale.

In alto domina l'Agnello Santo, mentre ai piedi della croce era rappresentata una "Madonna della Misericordia" con il manto aperto sui fedeli di cui restano solo due frammenti di figure, una delle quali è probabilmente un Vescovo.

Nonostante i danni subiti dall'incuria e dal tempo, questa croce ci permette ancora di godere dei suoi splendidi graffiti su fondo dorato e delle sue delicate figure, delineate con un segno elegante e con stesure trasparenti di colore che rendono quest'opera un raffinato prodotto di elegantissima fattura: sicuramente una tra le più belle opere del Maestro di Fossa, che interpretò egregiamente la maniera giottesca filtrata dall'opera di artisti straordinari quali Puccio Capanna e il Maestro di Cesi.

Il Maestro di Fossa deriva infatti il proprio linguaggio naturalistico dall'opera diPuccio Capanna, che a sua volta aveva accolto le innovazioni giottesche già maturate nell'ambiente artistico umbro, in particolar modo quella"maniera dolcissima e unita" cheVasariattribuiva aStefano Fiorentino; una pittura che si distacca da Giotto proprio per l'uso di una modulazione tonale delicatissima e di un diffuso luminismo volto in un lieve patetismo.

IlMaestro di Cesi, nella cui cerchia si forma il Maestro di Fossa, è invece il fondatore della cosiddetta "Scuola del Ducato di Spoleto" che accoglie i migliori pittori umbri del '300. Spoleto è in questo momento un importante cantiere di croci dipinte, ed è qui che le nuove tendenze si fondono con la maniera della precedente tradizione miniaturistica locale.

In Umbria, poi, l'uso delle croci portatili dipinte su ambedue i lati era ormai una pratica molto diffusa, destinata ad accontentare la clientela monastica che si era infoltita sensibilmente in seguito al costituirsi delle nuove comunità religiose

La croce di Posta documenta un'importante fase del rinnovato culto francescano: tra l'XI e il XII secolo l'Italia si volge sempre più verso quell'ideale di povertà apostolica che porta al divampare di un'accesa critica verso una Chiesa ricca e potente, in particolare attorno al 1329, anno in cui il papa Giovanni XXII condannava la tesi del movimento pauperistico.

L'area tra l'Umbria e l'Abruzzo, culla del francescanesimo, caratterizzata da una intensa concentrazione di spinte pauperistiche a tendenza riformista, allora era percorsa in continuazione dai funzionari pontifici che tentavano di ristabilire l'autorità papale.

La forma della croce è una piacevole mescolanza di stili: sagomata su linee floreali secondo il corrente gusto gotico e in chiara analogia con le croci venete, la Croce di Posta non esclude anche un suggestivo legame stilistico con la maniera araba del Sud attraverso il Regno di Napoli.[4]

La fiorente corrente artistica umbra della Scuola del Ducato di Spoleto che ha prodotto la Croce di Posta viene purtroppo interrotta dalla devastante peste del 1348, ma l'influenza del Maestro di Fossa, riconosciuto caposcuola della pittura Spoletina, durerà ancora per molto, almeno fino alla prima metà del XV secolo.

Paola Berardi

 

 

[1] Dalla stessa chiesa proviene anche una croce astile in ottone sbalzato, con le estremità trilobate di arte teramana, datata al XIII secolo, rinvenuta nel 1957 insieme alla croce in esame, anch'essa è oggi conservata nel Museo Civico di Rieti.

[2] La croce era già stata studiata per la prima volta approfonditamente da F. Palmegiani (cfr.: Francesco Palmegiani, Rieti e la Regione Sabina, Rieti 1932) che però non l'aveva collegata all'opera del Maestro di Fossa e anzi ne aveva posticipato la data al XV secolo. Fu R. Longhi (cfr.: Roberto Longhi, La pittura umbra dalla prima metà del Trecento, 1953-54) a ricostruire per primo la personalità del Maestro, ma neanche questa volta la croce trovò una giusta attribuzione. Bisognerà infatti attendere una prima comunicazione orale di F. Zeri (anteriore al 1957, data in cui Luisa Mortari nel Catalogo della mostra "Opere d'arte in Sabina" parla dell'attribuzione della croce al Maestro di Fossa fatta da F. Zeri). Ma solo nel 1989 la croce verrà formalmente attribuita al Maestro di Fossa da F. Todini (cfr.: F. Todini, La pittura umbra, 1989)

[3] Il Maestro di Fossa deve questo nome dal luogo dove è stata ritrovata una sua opera, un trittico con Storie di Cristo, conservato nella chiesa di S. Maria ad Cryptas a Fossa, in provincia di L'Aquila, è attivo nella prima metà del XIV secolo tra l'Umbria meridionale e l'Abruzzo

[4] Come suggerisce G. Guarnieri, il santo vescovo della Croce potrebbe essere il carismatico Ludovico d'Angiò, che rinunciò la corona angioina nel febbraio 1296 in favore del fratello Roberto e in seguito anche alla mitria di Vescovo di Tolosa per vestire il saio francescano degli Spirituali. Fu canonizzato nel 1317.

 

 

Pubblicato in Attrazioni
Martedì, 04 Agosto 2015 07:55

Convento di San Francesco

La valle reatina fu percorsa in lungo e in largo da San Francesco da Assisi durante la sua lunga opera di predicazione e fu scenario di alcuni dei gesti più significativi del Santo tanto da essere denominata la Valle Santa. Il percorso che San Francesco compì non mancò di toccare anche l'Alta Valle del Velino, a Posta, dove fu edificato il convento che porta il suo nome.
Il "cammino di Francesco" è oggi un progetto che porta i pellegrini a seguire le tappe più importanti dell'opera di predicazione di San Francesco nel reatino e di questo percorso fa parte anche Posta e il Convento di San Francesco.

La leggenda popolare vuole che sia stato San Francesco a piazzare la prima pietra per l'edificazione del convento.

Alcuni scritti ufficiali e anche diversi documenti di cronaca locali sembrano confermare la tradizione dicendo che il Santo gettò le fondamenta di un oratorio. Una lapide del 1709 apposta sul lato destro del coro dice: "…la chiesa fu costruita in onore di Dio e dedicata al S.Apostolo di Cristo Matteo per volontà del Serafico Patriarca Francesco".

La presenza del Poverello a Posta sarebbe databile tra il 1222 e il 1225. È molto probabile che trovandosi in loco per le sue predicazioni, San Francesco abbia voluto dotare la zona di una chiesetta ed abbia posto mano ad iniziare i lavori o abbia convinto la gente del luogo a farlo.

La cappella, intitolata a San Matteo, sorse sul colle opposto a quello dove sorgeva il castello e il villaggio di Machialone, dove ora è la parte alta del paese di Posta. Nel luogo sorse ben presto un convento e si modificò l'antica chiesa in una più ampia e solenne. La chiesa è dunque impropriamente chiamata di S.Francesco in quanto dedicata a S.Matteo.

 

Il convento divenne uno dei centri francescani più ricco e fiorente dell'epoca e alla fine del '200 era all'apice della sua importanza.

Oltre al convento di frati e alla bella chiesa di S.Matteo, c'era anche un convento di suore Clarisse sotto il titolo di San Francesco. Il 7 maggio 1291, Papa Nicolò IV concesse l'indulgenza plenaria a chi visitava la chiesa delle Suore di San Francesco di Machialone. Ancora nel 1500 il convento godeva di grande prestigio e di particolari privilegi di diversa natura, esenzione da tasse, e riceveva consistenti donazioni.

A testimonianza dell'importanza del convento il fatto che questo non fu mai abbandonato dai frati nonostante le vicissitudini storiche fino all'avvento delle leggi napoleoniche del 1811 con le quali furono scacciati, momento in cui cominciò il suo declino e la rovina.

La chiesa e il convento sono stati più volte ricostruiti e restaurati nei secoli, con diversi interventi alcuni dei quali radicali. Nel '300 la chiesa fu trasformata e allargata, salvando e conglobando nella nuova costruzione solamente due pareti.

Ci furono poi ulteriori modifiche nel XVI secolo e agli inizi del 1700 quando un devastante terremoto che colpì la zona fece crollare chiesa e convento.

La parte più antica della chiesa che potrebbe risalire all'epoca di San Francesco e che sicuramente non è posteriore al XIII secolo, è nella parete di fondo e nella prima parte della facciata sul piazzale, confinante con il convento, ed è ben identificabile sia dall'esterno che dall'interno.

 

L'oratorio primitivo pare essere la cosiddetta "cappella di San Francesco", che certamente costituiva il presbiterio della chiesa duecentesca. Purtroppo, dopo i diversi lavori di restauro eseguiti, di originario non c'è più nulla di visibile. Forse qualcosa si troverebbe nelle fondamenta e sotto le sottostanti tombe dei frati. Sicuramente, al tempo del suo maggiore splendore, il convento doveva essere ricco di opere di prestigio e chissà quante sono state vittima delle incurie, di furti e saccheggi. 
Oggi, sotto l'aspetto artistico sono di rilevante bellezza alcuni affreschi ancora ben visibili e alcuni altari.

Alcune tele di pregevole fattura e le statue dei santi sono state collocate in altre chiese allo scopo di preservarne la conservazione.

Stessa sorte anche per l'opera d'arte più prestigiosa e preziosa che era conservata nella chiesa, ovvero una croce di legno dorata e dipinta che rappresenta una autentica rarità nella storia dell'arte del reatino per certi elementi di origine veneta che la contraddistinguono. La croce è ora custodita al sicuro nel museo civico di Rieti.

Sul campanile della chiesa, oggi torre civica, sono poste tre campane , la più grande e antica delle quali pesa 1700kg con un diametro di 120 cm. La leggenda vuole questa sia proveniente dalle rovine del castello di Machialone, ma le iscrizioni sulla campana affermano che la primitiva fu realizzata nel 1349. Sulla parte esterna della campana è ben visibile l'immagine del Crocefisso, S.Giusepper col Bambino, l'immagine di un santo con palma e scure (probabilmente S.Felice) e l'immagine dell'Immacolata con corona di 12 stelle.

Dopo l'ultimo restauro per la conservazione, la chiesa e il convento sono al riparo da pericolo di scomparsa.

Purtroppo però l'interno della chiesa è abbandonato e servirebbe un urgente e sollecito intervento di restauro per salvare e riportare allo splendore ciò che rimane di questo luogo santo che un tempo vide tanto fervore e importanza.

Pubblicato in Attrazioni